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Friday, February 16, 2007

Questione di feeling # 1


      Venerdì sera. Pub, squallido, reso ancora più triste dalla mancanza di fumo di sigaretta e dall’abbondanza di uomini che in assenza di nebbia sembrano quello che sono. Tristi, sbronzi o quantomeno annebbiati.

      Meditazioni di Zot, di fronte a una media chiara


      Amore...
      Non le ho mai capite, le donne intendo. Ho smesso di provarci più o meno quando avevo dieci anni. Mia madre se ne stava tutto il giorno davanti al televisore. Marilena, Fuego, Los dolores… stirava e piangeva per quelle tizie dai nomi improbabili tradite e abbandonate. Poi papà entrava in casa e lei lo trattava come se fosse stato lui a mettere incinta e a mollare Marilena. Ed erano dolores…
      Le donne sono fatte di un magma di elementi incomprensibili, è come se qualcuno avesse aperto il loro cervello e avesse infilato tutto alla rinfusa. Così quando lavorano si incasinano con i sentimenti e quando fanno sesso pensano a quello che dovranno dire al capo. Stanno con te e si domandano che cazzo faranno tra dieci anni. E tu magari tra dieci anni sarai crepato.
      Ed eccolo, il morto. L’imbecille indefesso che non ha mai capito un tubo. Di fronte a me ci sono cocci di un essere umano che disgraziatamente la natura mi ha dato come fratello.
      Otto mesi fa, secondo più secondo meno, si è trombato la mia donna. Se l’è fatta e l’ha messa incinta. Poi le ha pure dato una casa. La sua.
      Diciamo che è un perfezionista, un pignolo della cazzata. Quando la fa raggiunge vette di assoluto.
      Piange. Il poveretto sta sgocciolando nella sua birra, si sta liquefacendo nella schiuma.
      Io non mi scompongo. Come potrei? La mia ex è una puttana, si è fatta il risultato scadente dello sperma di mio padre, è gravida e io sarò lo zio di un errore genetico.
      Comunque l’ho perdonata, ho fatto pari con i sogni. Tutte le notti, per mesi, andavo da lei e la crivellavo di colpi. Poi la spolpavo e giocavo a shangai con le sue tibie. Per finire, sorseggiando ottimo whisky torbato, giocavo a tre sette col morto.
      Oggi non sono più arrabbiato. Stupito più che altro. Quando mio fratello mi ha chiamato mi pareva strano. Aveva la tipica voce solenne di quelli che l’hanno presa in quel posto e allora tu, che sei uno saggio, li devi perdonare perché la vita li ha già puniti abbastanza.
      È stato piantato da quella che ormai è la nostra ex. L’impunita lo ha pure mollato senza casa.
      Comunque è una creatura sorprendente. È entrata in una specie di setta, una roba che si chiama Asexuality, inventata da un certo David Qualche-cosa, che a mio parere è meno che normodotato e probabilmente impotente.
      Per farla breve, non fanno sesso.
      Che una zoccola, gravida, fedifraga e in un certo qual modo incestuosa, promulghi l’astensionismo è roba da fantascienza.
      La marziana l’ha piantato accusandolo di non rispettare le sue scelte di donna innovativa e sublimata. Che cazzo voglia dire non lo so.
      L’incredibile è che non sarò zio. Il bambino non è del poveretto, non è di mio fratello, almeno questo è quello che sostiene lei. Dice che è il dono di uno che le ha fatto visita, l’ha illuminata con parole rivelatrici e poi le ha illustrato il cammino.
      Era di certo il tecnico dell’Aem, sopraggiunto tempestivo per la lettura del contatore, che ha finito per accontentarla sopra la pila dei vecchi Tuttocittà.

Thursday, January 25, 2007

Zoom



      Al venticinquesimo giorno dell’anno nuovo…

      Tracky - smaltita la sbronza capodannesca - si concentra su problemi terreni: i clienti. Un plotone che mendica, quattordici-ore-su-ventiquattro, zuccheri e droghe legalizzate. Una folla da infarcire con salsa rosa e manciate di grana.
      Lui, impassibile, serve caffè e dispensa sorrisi oltre il bancone. Là, individui di ogni razza ed età, si spacciano dosi di malcontento e pillole di saggezza. Tanto Tracky è diventato impermeabile ai luoghi comuni.
      A fine giornata appende l’impermeabile al chiodo e si dedica alla sua passione preferita: orgasmi alcolici. Ottenuti miscelando una parte di vodka, una parte di lemon e una parte di Laura (o di Francesca, o di Ross, o di…)

      Oiro punta verso l’ennesima promozione. Stando ai nostri calcoli nel 2015 sarà al top. Ve lo immaginate dio con le ballerine?

      Pat, come ogni anno, si sta disintossicando da Lex e da tutti quelli che mendicano consigli e attenzioni. Si è ritirato per una settimana nel suo monastero preferito e pratica il silenzio. Dice che la mente si svuota, l’anima si fa leggera e l’udito si affina. Sostiene che è possibile sentire i fiori sbocciare.
      Chissà che rumore faranno le palle che si sgretolano.

      Radicequadrata si gode la sua settimana da single. Quando non è al circolo del Sudoku si dedica al suo sogno nel cassetto. Sta scrivendo un romanzo matematico dal titolo “La storia reale di un numero irrazionale”. Sottotitolo: non essere un numero algebrico questo, sì, è un problema.
      Se le rimane qualche minuto approfondisce le sue conoscenze di html. Deve avere pacchi, miriadi di secondi liberi e la cosa le sta sfuggendo di mano: parla per tag e mette i link ai pensieri. Pare che Google stia cercando di indicizzarla.

      Patatinanina ama Patatinonino e viceversa. Dall’inizio dell’anno se lo sono già detti 34 mila volte. Satana per compensazione si è sbranata Zucchero, il gatto della vicina; ha infierito sul postino (che ha urlato due volte) e ha cercato di trasformare l’idraulico in una voce bianca. Un nodo alla sua copertina preferita le ricorda che ha un conto in sospeso con il nemico bastardo: Xyz.

      Zot lavora giorno e notte, le sue labbra balbettano una sola parola: sca-den-ze. Le scadenze sono nemici imprevedibili: sembrano lontane, tanto. Così finisci per perderle di vista, ti deconcentri giusto un attimo e loro ti fregano. Peggio di una setta segreta, le scadenze si muovono nell’ombra. E mentre tu te ne stai lì imbambolato a fissare il monitor o a cazzeggiare al telefono con un amico, loro tramano. E poi un giorno, insieme con una folata di sfiga, atterrano sul tuo zerbino, nella cassetta della posta o si insinuano come un virus nella tua mail. E tu sei morto.
      Zot ha i minuti contati. Cerca di non perdere nemmeno un secondo e per restare sveglio ingolla litri di caffè e incenerisce quintali di tabacco.
      La nicotina sta corrodendo l’intonaco dell’ufficio.
      I clienti escono dal suo studio con la cenere sopra i vestiti.
Zot è preoccupato, non vede la sua segretaria da circa una settimana. Lei è da qualche parte tra la scrivania e la sala riunioni. Dispersa nella nebbia.

      L’infelicità di Lex sta raggiungendo picchi sorprendenti. Lei non raschia il fondo, lo trivella.
      Il suo lavoro si è trasformato in un blob che la ingurgita a tocchi. Un blob dall’inconfondibile consistenza: merda. Al posto di una vita sentimentale ha il ramo secco di una natura morta. E poi si sente abbandonata, il divino Pat è irraggiungibile. Questa condizione le provoca ansia, l’ansia le annega i neuroni e le ingrippa il cervello. Lex perde la facoltà di creare stringhe di lettere di senso compiuto. Apre bocca e le parole fanno un crash test.
“Ieri ho preso una sveglia… ero completamente ingommata. Mi è scesa la catena, ho bisogno di spakkarmi una svapora... che sfrantegamento!”
      Cose così. Cose da Lex(otan).

Thursday, January 4, 2007

Dinamica dei fluidi



      Bar di Tracky
      Lex - disorientata da traumatici eventi sentimentali - si affida alla saggezza suprema del divino Pat, suo amico e noto maestro zen della bassa

      Lex: "E tutto d'un tratto puff, disintegrato, smolecolarizzato, spa-ri-to... altro che sei bellissima, sei la donna della mia vita, senza di te non ci sto più!"
      Pat: "Sparito? No, no, no!", dice muovendo il dito a mo' di tergicristallo "Sei fuori strada. Trattasi, semplicemente, di liquido."
      Lex: "Di che?"
      Pat si sistema il nodo alla cravatta, poi, con aria meditativa, si spolvera la manica della giacca. Respira ed espira. Si concentra e riprende fiato.
      Tracky, da dietro il bancone, nota l'atmosfera mistico-tibetana e smette di lucidare i bicchieri.
      Pat: "I liquidi sono caratterizzati dall'avere volume proprio e possiedono densità molto simili a quelle dei solidi. In generale le affinità con i solidi finiscono qui. I liquidi non vanno confusi con gli aeriformi - che occupano un gradino ancora più basso della scala sociale - hanno una densità piccola e possono espandersi in qualsiasi volume..."
      Lex: "Stiamo sempre parlando dello stronzo che mi ha scaricata?"
      Pat (sollevando un sopracciglio): "Caratteristica dei fluidi è l'isotropia che riguarda le proprietà di deformazione, elasticità, propagazione..."
      Lex guarda Tracky con aria disperata, lui scuote la testa come a dire ah, non chiedere a me!
      Pat: "Tutto chiaro?"
      Lex: "Ti sembrerà incredibile, ma non capisco che c'azzecca la fluidodinamica con uno stronzo."
      Pat (sbuffando): "Un liquido è uno stato della materia, è un fluido la cui forma è quella del contenitore che il liquido stesso riempie."
      Lex: "Se non la smetti di parlare come Obi Wan Einstein Kenoby mi metto a urlare! Sono una donna e le donne hanno bisogno di capire perché soffrono. Così, poi, possono mettersi a piangere."
      Pat (facendo con la mano segno di aspettare): "Liquido è una persona che occupa tutto lo spazio che le concedi, è assolutamente priva di personalità e tende a soddisfare le tue richieste-esigenze-aspettative, salvo poi lamentarsi con terzi delle tue richieste-esigenze-aspettative. Ovviamente è incapace di dire 'no' o di assumere una posizione..."
      Lex (sguardo folgorato dalla rivelazione): "Oddio, è lui!"
      Pat: "Con una donna il liquido fa progredire la relazione, la porta a un gradino successivo, e ancora più su, e più su... fino a che non arriva per lui il momento di sparire. Ed è a quel punto che, magia delle magie, si trasforma in aeriforme."
      Lex: "Quindi il mio amore prima si è liquefatto poi si è trasformato in una scoreggia."
      Pat (sorriso del maestro soddisfatto): "Esatto."
      Lex: "Ti giuro che quando l'ho conosciuto sembrava così..." Lex ruota nell'aria le mani per acchiappare le parole giuste “...dolce, ma allo stesso tempo deciso.”
      Pat: “Questo significa che all’epoca era ancora un cristallo liquido.”
      Lex: “Ho paura a chiederti che significa.”
      Pat: “I cristalli liquidi sono un’eccezione ai liquidi ordinari. Trattasi di persona che presenta fasi intermedie tra solida e liquida…”
      Lex: "Una merda al bivio, insomma.”
      Pat fa un cenno di assenso con la testa. Solenne. E nel bar cala il silenzio.
      Lex fissa il vuoto, Pat guarda il vuoto che fissa Lex. Tracky osserva Lex, Pat e il vuoto fissarsi.
      La cosa dura per qualche istante. Poi il momento mistico - frutto della rinnovata consapevolezza - viene perturbato da un suono al di là del bancone.
      Tracky: “Scusate", dice, abbozzando un sorriso. In una mano stringe il cavatappi e nell'altra una bottiglia di bianco "È che a furia di parlare di liquidi..."

Wednesday, January 3, 2007

Tre, due...



   Capodanno da qualche parte nel mondo

   #1 Tracky

   Tetro bar. Un cimitero di bottiglie vuote.

   Tracky cerca di mettere a fuoco il bicchiere sul tavolo. Se mi concentro lo sposto, pensa. Lo sposto. Ce la faccio. Ce la posso fare…
   Nella mano destra stringe una bottiglia di gin. In quella sinistra una di birra. Si porta alla bocca la prima, credendo di sorseggiare la seconda. Il propellente raggiunge il cervello come uno sputnik.
   Va in onda uno tzunami alcolico.
   Tracky collassa e mentre il suo corpo si schianta al pavimento, la testa colpisce uno sgabello, lo sgabello si inclina e urta contro il tavolino. Il bicchiere si rovescia. Rotola, supera le Colonne d’Ercole - la fine del suo mondo - scivola oltre il bordo del tavolo e si sfracella sul parquet.
   Tracky solleva una palpebra e fissa i cocci di vetro disseminati al suolo. Sono un drago, farfuglia. Poi stramazza.

   # 2 Lex
   Noto vippaio, località di montagna.

   Voglio-morire-adesso-immediatamente-ora, pensa Lex, mentre il tizio le allunga un bicchiere.
   Damerino, mononeurone dotato: "Posso servirti dell’ottimo champagne?"
   Lex: "Grazie", dice tentando di scollare gli occhi dall’orrenda giacca tirolese che indossa il nano-padrone-di-casa.
   Damerino, mononeurone dotato: "I doveri verso l'ospite in questo caso sono un vero piacere" e le labbra gli scivolano in un sorrido viscido.
   Lex: "Gra-zie".
   Lex si guarda intorno, cercando conforto tra i presenti. Intravede una tizia lunga e secca, travestita da palla di natale di velluto verde smeraldo. Indossa un collier imperaiale con diamanti del peso specifico pari all'ancora del Titanic. Non mangia, non parla e non sorride. Probabilmente mammina cara le ha incollato le labbra con la coccoina: per tenerla magra, per farla stare zitta e per scongiurare il pericolo rughe.
   Gli altri ospiti non sono uno spettacolo migliore. Lex è certa che Babbo Natale, avendo captato il suo pensierino antichristmas, le stia recapitando due sacchi di sfiga e una serata di merda.

   #3 Oiro
   Tirolo. A duemila metri e qualche centimetro.

   Oiro sfreccia su una slitta alla velocità di trecentosettanta chilometri orari. Le lamine si stanno squagliando, la neve evapora, gli aghi di pino schizzano dai rami in una sorta di ammutinamento vegetale.
   Oiro - munita di scarponcini in lega di titanio - dirige verso la valle con il vento che le accartoccia le guance, trasformandole la faccia nell'imitazione più azzeccata e agghiacciante dell'Urlo di Munch.
   Oiro vuole sfondare l'anno nuovo, mica entrarci.

    #4 Zot
   Agriturismo, campagna, casa di Patatininini

   Patatinonino parla con Patatinanina
   "Amorino..."
   "Dimmi Amorinonino."
   "Mangiamo il cotechinonino?"
   "Sì, amorino."
   "Con le lenticchieninenine?"
   "Sì, amorinonino."
   "Guarda che è quasi mezzanotteninanina!"
   "Sì, amorino, manca un minutino."
   Zot, branditi due cuscini e legati i suddetti - a mo' di paraorecchie - con un avanzo di nastro rosso per pacchi, cerca di mantenere i propri ammennicoli in loco. Tenta di prevenire il loro essiccamento - e la conseguente polverizzazione - concentrandosi su cose terrene: focalizza schianti, guerre, corna, flagellazioni...
   "Amorino! Ci siamo!"
   "Treino, dueino..."
   "Augurininininini!"
   Zot si alza e come un kamikaze - dopo aver eliminato i cuscini modello megacuffia di lascia o raddoppia - si lancia dalla finestra.

   #5 Xyz
   Inferno, nel verde, dotato di mostri.

   Xyz ha smesso di scodinzolare da parecchi minuti. Ma - mancando ai cani il senso del tempo - a lei sembrano ore, giorni, anni.
   Con un occhio fissa il suo padrone. Ha un comportamento sospetto.
   Con l'altro tiene sotto controllo il nemico: quadrupede, femmina, razza dobermann, nome in codice Cia. Ribattezzata Trauma dopo un piccolo incidente contro un autosnodato che le ha scollegato i neuroni e donato un comportamento a senso unico. Se la fissi, ti morde. Se la tocchi, ti morde. Se pensi a lei, arriva, e ti morde.
   Questo se sei un umano.
   Se sei un cane, lei ti annusa e poi ti trasforma in un cappottino per pincher nano.
   "Amorino! Ci siamo!"
   "Treino, dueino..."
   "Augurininininini!"
   Xyz avvista, con l'occhio libero, Zot drizzarsi sulla sedia e lanciarsi oltre la finestra. Ma questo è scemo, pensa.
   Poi, con l'occhio impegnato, mette a fuoco Cia-Trauma-Satana. Ci pensa un attimo - che sembra durare ore, giorni, anni - e si lancia nel vuoto.

    Ore 00:01
   1 gennaio 2007

   Xyz sta per atterrare sulla testa di Zot
   Zot sta per sfracellare, di culo, una fioriera
   Oiro sta per abbraciare il nuovo anno che, nel suo caso, significa spalmarsi contro il gatto delle nevi
   Lex sta per impattare contro la realtà: il capodanno è un'usanza barbara creata per ricordare ai mortali che, gira gira, le usanze barbare sono una merda
   Tracky è l'unico con i piedi per terra... e la faccia per terra, e la testa per terra, e le gambe per terra...

Tuesday, January 2, 2007

Umore a piè di pagina



    Cervello
    Qualche neurone a destra della corteccia cerebrale
    Meditazioni di Lex davanti ai regali

    La tizia di fronte a me, sedicente cugina - nota rompipalle perfino ai nipoti di dodicesimo grado - mi allunga il suo pacchetto color rosa pallido perfettamente incartato. Mentre lo scarto per grazia divina (o meglio, grazie ai due litri di-vino) riesco a perdere contatto con il contesto.

    Mi piacciono i libri, mica tutti, è chiaro. Anche se, visti da fuori, sono belli anche i romanzi orrendi. Mi piacciono le parole. Mi immagino gli scrittori come gente che pesca un'idea dal contenitore là fuori - il mondo - e la piazza in quella scatola poliedrica che è la pagina. La materia delle parole sono le cose del mondo. Solo che bisogna avere cautela, perchè se si infilano a casaccio, le parole si sciupano e non assomigliano più a niente. Al massimo sembrano brutte copie della verità. Come i marchi occidentali copiati dai cinesi - Empoio Armai, Gianfranco Feré... - si capisce subito che sono falsi.
    Ci sono anche i corpi estranei, cose che se ne stanno a metà tra il mondo e la pagina. Le note. Tollero le glosse soltanto nei manuali, altrimenti sono noiose (a meno che tu non sia un manico e magari ti chiami Borges) perché spezzano il filo del discorso e costringono le pupille a una corsa a ostacoli tra le righe. E poi sono presuntuose.
    1. guarda come sono intelligente     2. come? Non lo sapevi?!     3. ti devo proprio spiegare tutto, eh


    L'imbecille strizzata nel suo abitino rosa pallido attende il mio grazie. Mi rigiro tra le mani il suo regalo. Un noiosissimo libro stracolmo di note a piè di pagina.
    No, non è un manuale.
    Tra qualche secondo scoprirò di aver ricevuto anche un vestito bianco troppo stretto e uno nero troppo largo. Senza contare la borsa turchese regalata da zia Enna (ex femminista-sessantottina-figliadeifiori, ex bella donna ed ex sana di mente, tre volte ex moglie a causa dei numerosi ex amanti e proprietaria di cinque ex cani, le cui ceneri sono contenute in un ex barattolo di biscotti).
    Fisso la borsa e il sorriso si spegne. Sarebbe un perfetto accessorio da ufficio - ideale se indossato con un orrido paio di ballerine di Oiro - se non fosse per la scritta LOVE ME NOW che la ricopre completamente.
    Intanto mia madre si avvicina, minacciosa. "Tieni, cucciolotta, mangia del panettone", dice allungandomi il piatto. Gesto che, per una celiaca, vale quanto un "gradisci del polonio?". Ma al momento, essendo sprovvista di stricnina, mi pare un atto caritatevole.

    Respiro e mi ricarico con un'immagine antichristmas.
    Focalizzo Babbo Natale legato in posizione scoscia-capretto, bersagliato con balocchi ipertecnologici dai piccoli folletti e calpestato a turno da Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donder, Blitzen, le dolci e care cornute renne.

Friday, December 22, 2006

Pazuraschauung



    Ore sette e trenta: l’ape è servito.

    Non si bevono drink, si fanno gli ape. I primi sono da loser anglofilo (vale lo stesso per chi dice trend, step, brand, claim etc.), i secondi sono da milanese che ottimizza e quindi verbalizza solo il minimo indispensabile.
    Il mio amico Pat è come al solito ingessato. Nel senso che porta un abito da carcerato di lusso, fattura-sartoriale-bottoni-sempre3, mai cinque o peggio sei, roba da calciatore. La riga bianca è leggera, vietate le strisce modello autostrada. Riesce a non sembrare un mafioso, assomiglia solo a quello che è, un libero professionista. Pat è anche l'inventore del termine "Pazura", che è più di un semplice concetto. È una visione del mondo. Una Pazuraschauung che si esprime attraverso linee di condotta specifiche, modi di dire, scelte musicali e cinematografiche, passioni artistiche, sportive etc.
All’interno di un processo interattivo attuato mediante comunicazione verbale, il termine può assumere differenti significati.
Esempi:
    1. “Ciao, pazura!” (focalizzate la vostra attenzione sulla zeta). Si intende “sono felice di vederti”. Ma il tono è tutto. Se si produce un lieve slittamento sulla lettera “u” il concetto vira in quella che potremmo definire una presa per il culo.
    2. “Sandali pazura!”. La fanciulla a cui è rivolto il complimento indossa un paio di scarpe assassine (a punta, tacco oltre i sette centimetri). In un luogo pubblico, la presenza di calzature dalle caratteristiche sopra citate, viene valutata attraverso la scala T.d.S., ovvero il Tasso di Sandalismo. Non conta tanto la quantità, ma le qualità degli oggetti in esame.
    3. “Pazura”. È un sussurro solitario che non richiede altre parole, virgole o puntini. Esprime godimento, rilassatezza, benessere psicofisico, empatia con il regno animale, vegetale e il cosmo tutto. Viene pronunciata soprattutto in posizione orizzontale, in totale assenza di attività, fatta eccezione per il mantenimento dell’omeostasi corporea.

    Il termine pazura ha subito varie storpiature. Paz, per quando si è di fretta e negli sms, che richiedono una certa capacità di sintesi. Pazurici, quando ci si rivolge a due o più persone. Pazurella, poco amato perché un po’ lezioso. Pazurissimo, mai pronunciato, in quanto un tale stordimento estatico è inimmaginabile.

    Non vi tedio con ulteriori dettagli... A proposito di noia, il concetto si esprime con la parola Teresa. Non è una persona, ma la contrazione di “non mi interessa” che diviene “nteressa” con successiva soppressione della “n” e caduta di una “s”.

Monday, December 18, 2006

Oiro, il feminixmo e le sckarpe



    Se qualcuna si è bevuta la fiaba della buona notte che racconta di una principessa che trova lavoro e il capo è sì, maschio, ma non ci prova, e il collega, maschio, non le guarda le scarpe cercando al contempo di farle le suddette, quella donna non è Oiro*.

    Ogni battaglia richiede l’armatura opportuna. Per Orio spada e scudo si fondono in un unico indumento: copripiedi atti al camminamento e alla difesa personale. Dotate di suola sottile, ingentilite da fiocchi e nastri, proposte in svariati tessuti, pellami e materiali tecnici nelle nuance biscotto e pastello. Le ballerine, insomma, considerate dall’AMdG (associazione mondiale dei ginecologi) come il più efficace tra gli anticoncezionali. Quando una donna le indossa è al sicuro da ogni pericolo: può sfoggiare un abito sexy, un tailleur scollato o una gonna con spacco. Perché, tecnicamente, è come se sopra portasse un paio di mutandoni in flanella color rosa porcello. Infatti, l’uomo-collega o il maschio-capobranco, osservando gli abiti (che per lui valgono quanto un invito e la promessa che sarà accettato), perderà concentrazione e trasformerà a livello cerebrale le informazioni che da lei provengono in un magmatico “bla bla”. Poi, di colpo, le di lui pupille scivoleranno lungo le ginocchia, accarezzeranno le caviglie e si schianteranno al suolo, sotto la sottile tomaia delle ballerine. Atterrito e raggelato, recupererà autocontrollo e concentrazione, cancellerà ogni pensiero lussurioso (per almeno settanta secondi) e in quel breve spazio di lucidità ascolterà le informazioni, produrrà delle risposte. Molto rapidamente, poi, abbandonerà il terreno di battaglia e si rifugerà oltre le barricate nel suo ufficio, dietro la scrivania.

    * Oiro è stata pluripromossa, sotto di lei un equipe di uomini. Nel suo armadio un plotone di ballerine attende la chiamata alle armi. Ah, è anche fidanzata (ma dalle 18:01 indossa solo tacchi del dodici).

Sunday, December 17, 2006

Il mondo in una stanza




    Il mio amico Tracky ha un bar. Un minuscolo bar.
    Se qualcuno volesse fare il pignolo direbbe che è un corridoio lungo e stretto con un bancone e delle panche. Però nessuno di quelli che si trovano a passare di lì (o a incastrarsi da quelle parti) lo ha mai pensato.
    Il bar di Tracky è un mondo: oltre la porta spazio temporale al di sotto dell’insegna (alcuni lo chiamano ingresso, ma sarebbe diminutivo) trovi quello di cui hai bisogno: una faccia amica, il cocktail giusto al momento giusto, patatine (quelle piccanti che ti annientano la lingua e ti permettono, nei momenti di magra, di nutrirti di carton gesso convincendoti che è filetto di manzo di scottona). Si fanno discorsi stupidi, ma illuminati. Seri, ma mai scontati. Trovi sempre qualcuno pronto a prenderti per il culo (è gratis, come il canone rai… scusate, mi dicono dalla regia che il canone rai non è gratis) o a consolarti quando sei di buon umore.
    Tracky ti cura i malanni a suon di battute, e quando sei colto da “perdita di senso” ti regala un buon mal di testa alcolico per farti dimenticare il psicologico e impattare con il terreno.
Tanto lì c’è sempre qualcuno che ti raccoglie e rincolla i pezzi, ma in modo più creativo.